Retrogame investimento
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Il retrogaming come investimento: conviene davvero comprare per rivendere?

Nel giugno 2026 una copia sigillata di Super Mario Bros. per NES è stata venduta tramite Heritage Auctions per 3.000.000 di dollari — stabilendo il record assoluto di videogioco più costoso mai battuto all’asta nella storia. L’asta ha ricevuto 3.516 offerte. La copia era rimasta intatta per quasi quarant’anni all’interno di un bundle NES mai aperto.

Notizie come questa alimentano ogni anno migliaia di ricerche di persone che si chiedono la stessa cosa: ho ancora dei giochi vecchi in cantina. Potrebbero valere qualcosa? Conviene iniziare a comprare retrogame come investimento? E soprattutto — funziona davvero?

La risposta onesta è: dipende. E in questa guida ti spieghiamo esattamente da cosa dipende.


Il mercato è reale e sta crescendo

Prima di tutto, chiariamo una cosa: il fenomeno non è una bolla speculativa costruita su aria fritta. Il collezionismo videoludico è un mercato con fondamenta solide, alimentato da fattori strutturali che difficilmente si invertono nel breve periodo.

Il primo fattore è l’offerta che si riduce. I giochi originali degli anni ’80, ’90 e primi 2000 non vengono più prodotti. Molti sono stati persi, rovinati, buttati, graffiati o privati di manuale e scatola nel corso dei decenni. Le copie complete e in buone condizioni sono sempre meno — e la domanda, al contrario, è cresciuta costantemente.

Il secondo fattore è generazionale. Chi aveva 15 anni quando uscì la PlayStation 1 ne ha oggi 40, con un potere d’acquisto da adulto e la nostalgia giusta per spendere cifre importanti su oggetti legati alla propria infanzia. Questa generazione non smette di crescere nei prossimi anni.

Il terzo fattore è la legittimazione culturale. I videogiochi non sono più “roba per bambini da buttare” — sono riconosciuti come oggetti culturali, storici e artistici. Il Giornale dell’Arte, Le Monde, il New York Times hanno dedicato ampi servizi al collezionismo videoludico. Le grandi case d’asta come Heritage Auctions e Goldin Auctions hanno aperto dipartimenti dedicati. PSA — la stessa società che gradua le carte da baseball — è entrata nel settore della valutazione dei videogiochi. Tutto questo porta nuovi capitali e nuovi acquirenti nel mercato.

I numeri confermano il trend: le piattaforme specializzate in aste online registrano incrementi di domanda a doppia cifra, e i lotti certificati con grading professionale hanno una media di aggiudicazione di 1.241 euro, contro i 655 euro per i lotti non certificati — quasi il doppio.


I casi che fanno sognare (e i numeri reali)

Partiamo dai casi estremi, quelli che finiscono sui giornali:

Super Mario Bros. NES sigillato — 3.000.000 di dollari, giugno 2026, Heritage Auctions. Record assoluto.

Pikachu Illustrator PSA 10 — 16.492.000 dollari, febbraio 2026, Goldin Auctions. Record per una carta collezionabile.

Donkey Kong sigillato certificato — 370.880 dollari, 2025, Goldin Auctions.

Earthbound SNES CIB con guida — fino a 5.000 euro per copie impeccabili.

Rule of Rose PS2 — arrivato a 1.400 dollari prima del crollo del 2024 (quando emerse uno stock dimenticato di copie sigillate, dimezzandone il prezzo in settimane).

Questi numeri sono reali — ma raccontano solo una parte della storia, quella più glamour. La parte che viene raramente raccontata è quella degli acquisti che non hanno reso come sperato, delle console comprate “per investimento” e rivendute in perdita, delle tirature che si sono rivelate meno rare del previsto.


Perché il retrogaming NON è come comprare azioni

Il confronto con la borsa è inevitabile, ma fuorviante. Ci sono differenze fondamentali che chi si avvicina al collezionismo videoludico come investimento deve capire subito.

La liquidità è limitata. Un’azione la vendi in un secondo. Un gioco retro da collezione può richiedere settimane o mesi per trovare il compratore giusto al prezzo giusto — e nel frattempo il mercato può muoversi in direzioni imprevedibili.

I costi nascosti sono alti. Spedizione, imballaggio, commissioni eBay (dal 10 al 15%), eventuali costi di grading (WATA e CGC possono costare dai 30 ai 150 dollari a pezzo), spazio di stoccaggio, assicurazione. Una copia che compri a 200 euro e rivendi a 250 euro potrebbe generare una perdita reale una volta calcolati tutti i costi.

Il mercato può crollare da un giorno all’altro. Il caso Rule of Rose del 2024 è emblematico: copie vendute a 1.400 dollari sono crollate a 300 dollari in pochi mesi, semplicemente perché emerse centinaia di copie sigillate da un magazzino dimenticato. Nessuno poteva prevederlo. Questo tipo di rischio è impossibile da calcolare come in un mercato finanziario regolamentato.

I falsi esistono. Il mercato dei giochi retro è pieno di repliche — alcune rozze, altre sofisticatissime. Comprare una “rarità” senza le competenze necessarie per autenticarla è un rischio reale.

Il grading non garantisce il valore. Una copia certificata WATA 9.8 vale molto oggi — ma se domani il mercato perde fiducia nelle certificazioni (cosa già successa parzialmente con alcune controversie su WATA), quel valore può ridursi drasticamente.


Quando ha senso come investimento e quando no

Essere onesti su questo punto è importante, perché troppo spesso si vedono consigli ottimistici che non raccontano il quadro completo.

Ha senso come investimento se:

Conosci profondamente il mercato. Non come spettatore, ma come partecipante attivo — sai distinguere una prima stampa da una ristampa, riconosci i falsi a colpo d’occhio, segui le vendite chiuse su PriceCharting da anni. La conoscenza è il vero vantaggio competitivo in questo mercato.

Hai un orizzonte temporale lungo. I giochi retro tendono ad apprezzarsi nel medio-lungo periodo (5-10 anni), non nel breve. Chi ha comprato Earthbound a 50 euro nel 2010 e lo rivende oggi a 500 euro ha fatto un ottimo affare — ma ha dovuto aspettare 15 anni.

Compri titoli con esclusive permanenti. I giochi che non verranno mai riediti digitalmente (perché tecnicamente impossibile o per questioni di diritti) hanno un vantaggio strutturale rispetto a chi può sempre essere rimpiazzato da una versione digitale economica su Switch Online o simili.

Diversifichi. Come in qualsiasi investimento, concentrare tutto su un singolo titolo è rischioso. Una collezione diversificata tra console, generazioni e generi distribuisce meglio il rischio.

Non ha senso come investimento se:

Stai comprando titoli famosi a prezzi già alti sperando che salgano ancora. FF7, Zelda Ocarina, MGS — questi titoli hanno già prezzi che scontano la loro notorietà. Il margine di crescita futura è molto più incerto rispetto a titoli ancora sottovalutati.

Non hai le competenze per autenticare quello che compri. Senza la capacità di riconoscere un falso, stai operando in un mercato dove il rischio è asimmetrico a tuo sfavore.

Stai usando soldi che ti servono nel breve periodo. La liquidità limitata del mercato significa che potresti non riuscire a vendere quando vuoi, al prezzo che vuoi.


La strategia più intelligente nel 2026: dove guardare adesso

Se c’è un’opportunità concreta nel collezionismo retrogame di questo momento, la maggior parte degli esperti del settore la indica in una direzione precisa: la sesta generazione di console — PS2, GameCube, Xbox originale, Nintendo DS.

Il ragionamento è semplice: i riflettori del collezionismo sono ancora quasi tutti puntati sugli anni ’80 e ’90 (NES, SNES, Mega Drive, PS1), dove i prezzi hanno già corso molto. La generazione PS2/GameCube ha venduto centinaia di milioni di pezzi — il che mantiene i prezzi ancora artificialmente bassi per la maggior parte dei titoli — ma le esclusive di nicchia, i survival horror meno blasonati, gli RPG tattici di quella generazione stanno iniziando a muoversi.

Chi si posiziona adesso, prima che il collezionismo mainstream si accorga di quella generazione, ha un vantaggio temporale che tra cinque anni potrebbe fare una differenza significativa.


La regola d’oro che non cambia mai

In fondo a tutto, c’è una regola che i collezionisti più esperti ripetono sempre e che vale più di qualsiasi analisi di mercato: compra quello che ami giocare.

Non perché sia un consiglio romantico, ma perché è quello economicamente più razionale. Se compri un gioco che ami, nel caso peggiore hai un gioco che ami. Se compri un gioco come pura speculazione e il mercato va nella direzione sbagliata, ti ritrovi con un oggetto che non ti dice niente e con una perdita in tasca.

Il collezionismo retrogame migliore è quello che tiene insieme la passione e la consapevolezza del mercato — non uno dei due da solo.


FAQ

I videogiochi retro sono un buon investimento nel 2026? Dipende dalla conoscenza del mercato, dall’orizzonte temporale e dalla tipologia di titoli. I casi di forte apprezzamento esistono e sono documentati, ma richiedono competenze specifiche e un approccio diversificato. Non è un investimento adatto a chi cerca rendimenti rapidi o non conosce il settore.

Quali titoli hanno le migliori prospettive di crescita adesso? La sesta generazione (PS2, GameCube, Xbox) è quella su cui si concentra maggiore attenzione degli esperti nel 2026 — ancora sottovalutata rispetto alla generazione precedente, con esclusive di nicchia che non riceveranno mai riedizioni digitali.

Vale la pena far certificare i giochi da WATA o CGC? Per copie sigillate di alto valore sì — la certificazione raddoppia mediamente il prezzo di aggiudicazione rispetto ai lotti non certificati. Per copie comuni o usate il costo del grading raramente giustifica il beneficio.

Quanto ci vuole per vedere un ritorno sull’investimento? L’orizzonte temporale realistico è di 5-10 anni per titoli già apprezzati, potenzialmente più breve per titoli ancora sottovalutati che si posizionano prima del mainstream. Chi cerca ritorni nel breve periodo è nel mercato sbagliato.


Articolo aggiornato ad agosto 2026. Le quotazioni e i casi citati si basano su vendite reali documentate. Il collezionismo videoludico comporta rischi di mercato reali: questo articolo è a scopo informativo e non costituisce consulenza finanziaria.

Foto di Jason Leung su Unsplash

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